Diario S1 G27. Il consulente urticante

Diario S1 G27. Il consulente urticante

Ho imparato a sognare
e ho iniziato a sperare
che chi ha d’avere avrà
ho imparato a sognare
quando un sogno è un cannone,
(Fiorella Mannoia – Ho imparato a sognare)

Da sempre nutro una profonda avversione per tutti i servizi pubblici o privati, che richiedono la presenza di una fila per organizzarne il turno.

Questa mattina, come al solito, sono andato a ritirare una raccomandata che non mi è stata consegnata. L’apparente normalità della cosa è viziata dal fatto che il postino della zona non consegna le raccomandate per abitudine.

Mi tocca dunque, almeno una volta al mese, la deprimente e fastidiosissima missione presso uno sportello postale.

Tra gli attori protagonisti di una sala d’attesa della posta, una figura mi infastidisce un po’ più delle altre ed è quella del consulente di sportello che, fate attenzione, a tutti gli effetti non è un dipendente della filiale e neppure un consulente retail a passeggio.

Consulente Sportello William Galt

Il consulente di sportello lo riconosci subito, in genere sta vicino al bancone a un tiro di schioppo dal dipendente postale o bancario.

Sempre interessato agli avvenimenti, in particolare ai tuoi, tiene in mano i cartoncini con i servizi in promozione a mo’ di ventaglio. In poche parole, è un tutto fare.

Ha un andatura ciondolante, l’aria indifferente di chi sa e un’età che può variare. Dissimula, ma in realtà nel momento in cui te ne accorgi, è già partito l’abbordaggio del tuo spazio vitale.

Il suo fluttuare generalmente è anche maleodorante e in estate poi, è fiero di mostrare la ciabatta, da cui escono a grappoli, piedi spessi come assi di sequoia. Ed è in quel momento che desideri un tuffo nel passato, quando per ottenere un buon candeggio, bastava la vecchia della candeggina Ace.

Il consulente di sportello non va guardato, nel momento in cui lo ricambierete, automaticamente applicherete il consenso al suo servigio; a quel punto vi affiancherà, neanche tanto furtivamente e sarete suoi clienti.

Ormai siete fregati, più o meno funziona come per quei call center a cui basta rispondere anche una sola volta sì, per estendere il consenso fino all’espianto degli organi.

Se avete ceduto, è fatta – per lui -. Da questo momento in poi gli sarete creditori; si preoccuperà di darvi consigli, opererà per voi e patteggerà sulle operazioni, forse, tentando di ottenere uno sconto.

Vi consiglierà quanto ritirare e come fare, si informerà sul contenuto della busta che state ritirando e, se proprio sarete in difficoltà, occulterà il denaro che state ritirando. Se cincischiate, ve lo ritroverete a ravanare il vostro corpo nel tentativo di trovare un pertugio.

Disinteressato eh.

Partecipa attivamente alle vostre operazioni, segue e conta col cassiere le banconote, si accorge di eventuali errori. Lo troverete fondamentale nel momento in cui vi indicherà i punti esatti delle “ics” sui cui apporre la vostra firma e quando avrete fatto, troverà il modo di gratificarvi, toccandovi una spalla.

Insomma, per farla breve, il consulente di sportello, è il famoso “aiuto del pubblico”.

In tutto chiesto voi non avete chiesto nulla e non volevate nulla e forse, neppure lui sa esattamente il perché si trovi li a fare quello che fa. Probabilmente è un semplice “schiffarato”, sociologicamente interessato alla vita altrui.

Un missionario di cui però, faremmo a meno.

Nel mio caso però, è un diversivo alle lunghissime e noiosissime attese, ma solo quando è il turno di un altro.

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