Diario S1. G 26. Il billino (villino)

Diario S1. G 26. Il billino (villino)

Ma chi bella scampagnata
nn’am’a fari sta simana,
m’è puittàri una pocu ri manciàri.
E’ mmetàri a mme cucino
chiddu ca fa u spazzino
baff’i chiummu u grattino
e faciem’i tocch’i vinu;
siempri io c’u ric’a tutti:
“manci e bbevi e te ne fotti”.
‘E probblemi un ci pinsari.
Cunciiiatta: mìattiti a ppreparàri! (Alamia e Sperandeo – La scampagnata)

“Signoooooraaaaaa che ci devo dire! Questa estate ne n’andiamo al billino! Fa tropo cardo”.

Il sogno hollywoodiano dei palermitani si concentra in una sola parola: “BILLINO”. Il billino più comunemente conosciuto con l’appellativo di villino e cioè villa di modeste dimensioni è per i palermitani il massimo simbolo
villino billinodel “benessere”.

Poco importa se quel billino in realtà è costituito da fogli di lamiera adagiati su un terreno di pubblico demanio e senza alcun tipo di servizio igienico-sanitario.

I billini hanno delle caratteristiche che sono uniche rispetto alle tradizionali e banalissime ville ad uso seconda casa; il billino infatti, per essere tale, deve rigorosamente sorgere lungo un litorale, meglio ancora se posto sulla Palermo-Mazara del Vallo, proprio a ridosso dell’autostrada.

I migliori, quelli più ricercati e con più valore al mercato nero, hanno un accesso al mare direttamente dall’interno dello stabile, in una situazione ottimale l’acqua sta proprio alle spalle dell’immobile. Purtroppo l’architettura da manovale un tanto al kg, tipica di queste costruzioni, negli ultimi cinquant’anni si è spinta ben oltre la capacità di comprensione umana.

Per farvi un esempio, una mattina di queste, mentre facevo colazione, mi sono ritrovato  in mezzo ad un dibatto sugli scarichi fognari che sono un accessorio di queste abitazioni e che per ovvi motivi privano queste zone balneari del diritto a essere ritenute tali.

La discussione, essendo accaduta in estate, ha assunto una connotazione dal chiaro significato:

I billini difatti, non rispettando alcuna regola edilizia e quindi non aderendo ad una norma sugli impianti fognari, scaricano i propri liquami direttamente a mare. Facendo dunque un piccolo calcolo, i bagnanti nuotano nella loro merda ma anche in quella del vicinato. Questo però non pare turbarli anzi, è ritenuto un simbolo di salute dell’ecosistema.

Riporto una parte del dialogo avvnuto.

Tizio 1: “Parliamoci chiaro: dove c’è mare e ci sunnu case e ‘o latu si scarica! (dove c’è il mare e ci sono case e affianco si scaricano i liquami!)”

Tizio 2: “Hannu ‘u scaricu a mare!!! E’ liggi i natura! (hanno lo scarico a mare! E’ legge di natura).”

Riassumendo in poche parole: il billino abusivo e senza pozzetto è per rispetto della volontà di madre natura! Scaricare a mare è un diritto sancito da Dio.

E come dire di no? Mi pare sacrosanto!

Approfondiamo adesso i motivi di queste bidonville in salsa palermitana. Nate per soddisfare il bisogno di mare delle numerose famiglie tribù prendono piede tra i cittadini che non possono permettersi le costose cabine condivise di Mondello. Fin dal principio furono un compromesso tra la vacanza in roulotte e il campeggio in tenda, con quel pizzico di libertà e privacy in più rispetto alla classica sedia “sgraio” (sdraio) in spiaggia.

In particolare, a dare il via al saccheggio delle coste contribuì la perdita di balneabilità del lungomare di romagnolo; il primo mare di città e accessibile a tutti. Un delizioso approfondimento è dato dal film “E’ stato il figlio” di Daniele Ciprì che vede la straordinaria, è obbligatorio scriverne enfaticamente (ndr), partecipazione di Tony Servillo. Qui un estratto.

Il billino dunque è un riscatto popolare, l’appropriazione di uno spazio che ci è stato negato; un luogo ideale dove bivaccare con la famiglia ad un costo calmierato. Ah, ovviamente quando dico famiglia, mi riferisco all’intero albero genealogico in vita.

Queste residenze sono generalmente prese in affitto e “a nero”, se infatti quella di viverne uno nasce dai bisogni di libertà dei poveri, via via, è divenuto appannaggio dei poveri ricchi, cioè di gente che ha scalato la gerarchia sociale e dunque adesso ne trae anche profitto. Il billino comunque può però anche essere anche di esclusivo uso della proprietà.

La struttura architettonica di un billino è assai elementare:  forma a cubo e rivestimento in lamiera. Gli extra lusso invece, si ergono su due livelli e terminano formando una torre; prevalentemente in cemento armato,  vengono considerati i 5 stelle della categoria abuso.

Quest’ultimi, grazie al bi-livello ottengono molte richieste sul mercato e poiché dispongono di diversi spazi, impensabili da vivere per noi normali, sono perfette location per le notti estive di Sicilia.

All’interno un’opera di arredo assai rodata che Paola Marella levate; bambini, ragazzi e donne infatti, godono della totale promiscuità con sistemazioni di fortuna disseminate per i piani; adagiati spesso su letti di fortuna e/o materassini da mare buttati come cazzo capita sul pavimento. Gli uomini, in genere più accaldati, ergono a domicilio ove presenti, gli spazi esterni della casa, vanno bene anche i marciapiedi delimitati dalle sedie, oppure sulle scale dove, leggenda narra, ogni tanto arrivi “un corpu ri friscu” (arriva un po’ di fresco).

Le estati da e dentro un billino sono vicine al mezzogiorno fuori nel deserto; le stanze raggiungono i 50 gradi e anche all’ombra si vive un tasso di umidità vicino al 99,9%; come sappiamo da ricerche confermatissime, il caldo però da alla testa e un modo per combattere l’afa e l’arsura, da queste parti, passa dalla bevuta di una cassa di birra pro capite. Ecco perché i billini sono “set” di risse ed accoltellamenti “bonari”, nel senso che non arrivano mai ad ammazzarsi veramente.

Purtroppo.

Fa troppo “cardo” per morire.

Condividi: