Diario di un disoccupato. Giorno 22. La chiappara e la Siberia

Diario di un disoccupato. Giorno 22. La chiappara e la Siberia

La chiappara mi perseguiterà per tutta la vita. Però ho capito che non bisogna mai fare la spesa di mattina. Vi accadranno cose del terzo tipo.

Arabi, normanni, fenici
barbari, sicani e quattro proci
erano tre mila quanto i greci
c’era un santo nero e gli africani
sono passati secoli e le facce
sono rimaste tutte quante uguali
siamo figli di chi ha dominato
mezzi cattolici e mezzi musulmani (Tinturia – 92100)

Come sapete ogni tanto anche a me tocca occuparmi delle faccende di casa, ne parlai qui. Rispetto al solito, visto che per ora ci sono le partite mondiali, mi sono adoperato a fare il tutto di mattina. Mai scelta fu più coraggiosa.

Stavo procedendo a mettere in carrello la più elementare lista delle necessità di un nerd, patatine, gelatini, caramelle gommose, etc etc, quando decisi di passare al banco salumi per comprare del formaggio.

chiappara-e-siberiaSuperata i normali 40 minuti di turno, mai andare di mattina a fare la spesa, ero pronto per ordinare i soliti duecento grammi di caciocavallo stagionato. Ma in quel momento una signora molto agitata mi precedette. Aveva in mano un barattolo da 2kg di olive in salamoia che mostrò con fare allarmato alla banconista: 

“Scuuuusaaa, mi sa dire dov’è la chiappara della stessa marca?”

Per chi non lo sapesse, in Italia la “chiappara” è conosciuta come capperi e la mia domanda infatti è: “Ma che cazzo te ne fai di 2kg di capperi?”. “E poi perché minchia mi hai interrotto?”

Lei comunque non si preoccupò di rispondere alla mie domande inespresse. Reagì solamente male nel sapere che non v’era la sua “chiappara” preferita. Fanculo.

Risolto dunque il problema della “chiappara”, potei ritirare finalmente il mio formaggio. Pagai e mi recai a casa.

Ma la mattina è sempre cattiva con me, infatti arrivato al parcheggio, trovai con mia solita sofferenza, James. Stava lì, quasi ad aspettarmi, coi suoi pantaloncini corti e le ciabattine consumate da mare, usate come se fossero scarpe da passeggio: “Weeeeeeeeella me cumpà”.

“We”, rispondo, evitando di fermarmi. Ma quasi arrivato al portone, era pronto un nuovo dialogo per me. Dal primo piano del condominio, madre e figlia mi osservano, scrutano avidamente i miei sacchetti. Dovevo anche essere un po’ sudato, oltre che infastidito.

La figlia guardandomi riuscì quasi a coinvolgermi,  mi finsi distratto, ormai però era partito il discorso: “Maaaaa di dove è arrivato questo caldo?!?”

Cazzo lo sapevo. Il clima. Stavo per rispondere ma la madre di lei mi precedette: “Ra Siberiaaaa!!!”

Ero stato sconfitto. Come facevo a battere una battuta del genere?

Mi misi a ridere e tirai dritto facendo un cenno d’approvazione. Loro non s’erano resi conto. Io “tistiavo”.

Siamo proprio entrati nella settimana della simpatia.

p.s. 

Se non sapete cosa sia il “tistiamento” trovate qui sotto un audioguida

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