Diario di un disoccupato. Giorno 17. Il condominio (puntata 1)

Se anche voi avete vissuto in condominio saprete benissimo di cosa sto parlando. Le avventure ed i personaggi del mio palazzo in esclusiva per il diario

Sono una donna
non sono una santa
non tentarmi non sono una santa
Non mi portare
nel bosco di sera
ho paura nel bosco di sera
(Rosanna Fratello – Sono una donna, non sono una santa)

pulizia-scale-condominioUna delle più grandi seccature del vivere in città è la convivenza condominiale. Chiunque abbia avuto la sfortuna di vivere come me, 20 anni su 34 in condominio, sicuramente saprà quanti fastidi e paranoie nascono dalla forzatura di “condividere” spazi vitali quali l’ascensore o il pianerottolo.

I condomini sono delle piccoli torri di babele; ognuno esprime le proprie esigenze e nessuno è disposto ad ascoltarle. L’importante però, è affermare l’esigenza più esigenza delle altre. Nascono così delle vere e proprie faide che in taluni casi sfociano in risse, “abbanniamenti” e “cornutiamenti”.

Quindi, se più in generale lo stare insieme genera malumori, immaginatevi, senza troppe difficoltà, quello che accade all’interno delle scale di una palazzina di pochi piani.

Erano i bei tempi in cui due lavori formavano uno stipendio decente, ma anche il periodo della bolla speculativa, quando gli immobili venivano venduti al 30% in più del costo effettivo. Capirete bene dunque che le mie entrate non mi permettessero già allora una grandissima scelta e quindi “c’ inccucciave”. Curnutu io!

Ora i punti sono due: “o quannu u Signure spartieva” i condòmini, tutti i “scafazzati” li ha piazzati nello stesso palazzo, il mio, oppure questa città è irrimediabilmente senza speranza. Io spero nella prima.

Da noi ad esempio non è ancora chiaro che gli spazi comuni siano parte integrante degli appartamenti che si abitano. Quindi sporcare scale, ascensori e corrimano di sputazzate non sembra essere un problema dei residenti.

26456_1403474321082_8265615_nUn giorno perciò, incredibilmente, riuscimmo ad accordarci. Anche se mai sapranno che fui io il responsabile della rivolta dei cartelli appesi ovunque e che accusava tutti di essere dei porci. La cosa toccò gli animi “sensibili” e dopo una serie di proteste sulle scale si arrivò all’assunzione di un amministratore. Mandammo così in pensione i tradizionali risolutori della  “questione condominiale” detti anche “caposcala”.

Poco dopo però, apparve in bacheca un messaggio scritto dietro alla ricevuta di pagamento del condominio: “Sono la sig. Della pulizia scala siccome l’amministratore a dato le dimissione si deve pagare la pulizia scala alla famiglia ‘scricchianespole’ 6° piano.(vedi foto)” 

La “tragedia” ci aveva colpito e andava risolta! Almeno una tra tutte.

Dunque, collaborativa e con lo spirito da pubblicità dell’Amaro Montenegro, la signora delle pulizie, residente anche lei, ci avvisò che la riscossione della quota per il lavoro svolto sarebbe avvenuta direttamente a “so casa”.

Mi parve giusto, ma andò avanti così per lungo tempo.

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