Diario S1 G14. ‘U Sinnacu Orlando

Diario S1 G14. ‘U Sinnacu Orlando

E hai disegnato a colori
il mondo che hai immaginato
te ne vai in giro a fare tentativi,
finche non avrà combaciato
e fai il lavoro sporcooo
per non far finta di essere pulito
hai qualche super potere
da usare contro il nemico,
masticando una gomma
dal sapore di infinito
che non finisce mai
che non finisce mai
non so se si è capito
(Jovanotti – Gli Immortali)

Palermo, anno 2014, c’è ancora Lui, ‘U Sinnacu.

Era il 1980 io nascevo e probabilmente lui mi osservava da dietro il vetro dell’ospedale “Cervello”. ‘U Sinnacu di Palermo è soltanto Lui: Leoluca Orlando.
Grotte Addaura, Leoluca Orlando, William GaltSi narra che nacque dall’unione di Highlander con Ardi, la donna più antica del mondo. Il suo primo nome conosciuto fu Leon Luca Horla ‘n Dem. Le prime tracce della presenza a Palermo furono datate a cavallo tra l’epigravettiano ed il mesolitico. Studiosi confermano che i graffiti dell’addaura raccontino scene di vita elettorale; nei disegni si possono ammirare chiaramente scene quotidiane di caccia ai brogli presso i seggi dello Zen. Già allora, era il leader della tribù  “la Grotta dei Valori”.

Intorno al 2300 a.c. ebbe un problema con Mosè: non concordava sul primo comandamento: “non avrai altro Dio all’infuori di me”. Per questa ragione proclamò lo stato di crisi della religione ebraica, chiuse il traffico sul monte Sinai e fu allora che imparò a comunicare con i suoi sodali soltanto in aramaico. In quel periodo era conosciuto come “LeoLuc Or Al Andem”.

Successivamente si persero le tracce. Tornò alla ribalta nel 1836 quando in Florida gli dedicarono una cittadina, Orlando. La cittá di Orlando è ancora oggi capoluogo della Contea di Orange che nel 2011 d.c. ispirò il “Movimento Arancione” di Luigi De Magistris.

La sua effigie si eclissò nell’anonimato fino al 1947 quando, improvvisamente, riapparve sotto l’attuals nome di Leoluca Orlando Cascio.In queste vesti frequentò la mia stessa scuola per ricchi, il “Gonzaga”. Erano gli anni ’60 quando si diplomò a suon di geghegè. Del periodo scolastico ho un aneddoto che mi incuriosisce molto: fu compagno di classe di tale Francesco Musotto, ex presidente della Provincia Regionale di Palermo preso a modello per il personaggio di un cartone animato. Appare a tutti chiaro che i disegnatori del commissario Basettoni abbiano preso spunto dal Musotto. Il fatto viene reso ancora più intrigante poiché i diritti del personaggio appartengono proprio alla Disney, che, guarda caso, ha una sede del parco dei divertimenti ad Orlando in Florida (e se fossi un Grillino su questo aprirei una commissione di inchiesta).

Insomma tutto torna.

Tornando a Leoluca, dal 1980 al 1993 è consigliere comunale della città di Palermo. Erano i “meravogliosi” tempi i cui frequentava la Democrazia Cristiana. Nel 1985 diviene con effervescenza, per la prima volta, “finalmente” ‘U Sindaco. Erano i giorni in cui scopriva anche le quattro stagioni di Vivaldi e per questo il suo mandato viene ancora ricordato come “la primavera di Palermo”.

Orlando, Quimby, William GaltAlla fine degli anni ’80 i Simpson, il cartoons americano che cambierà il mondo dell’animazione televisiva, gli rende omaggio con un personaggio a lui ispirato, ma solo nell’aspetto fisico e per longevita’. Per i Simpson di Matt Groening è Joe Quimby, che ne ricalca persino il ruolo di Sindaco della cittadina di Springfield.

Quando arrivarono gli anni ’90 arrivò la parola antimafia. ‘U Sinnaco in polemica con Andreotti molla lo scudo crociato e fonda La Rete-Movimento per la democrazia (cristiana). Con la Rete venne eletto a qualsiasi cosa: Camera dei Deputati, Assemblea Regionale, Consiglio Comunale, Parlamentare Europeo, Capo condomino e persino Capo Famiglia. Si dimise in successione da tutto per tornare, nel 1993, ancora una volta a fare ‘U Sindaco.

All’inizio degli anni duemila, verso la fine del terzo mandato, divenne “du’ coinnoto ri Ollando”. La gente non gradiva più la sua gestione e al suo nome fu affiancato l’epiteto “coinnoto”. Era capro espiatorio di qualsiasi evento nefasto che potesse accadere nel quotidiano di chiunque. Sull’autobus sentii “cornutiarlo” persino la nascita di un figlio non voluto.

“Ci curpa du coinnoto ri Ollando” (La colpa è di quel cornuto di Orlando).

Poco dopo avvertì la “puzza di abbrucio” e si dimise dalla carica di Sindaco. Non smise con la politica. Nel 2001 infatti, si candidò alla carica di Presidente della Regione, ormai però il “cornutiamento” era arrivato ovunque. Perse sonoramente contro Totò Cuffaro. Fu la prima vera sconfitta della carriera. Cuffaro seppe baciare di più e meglio i siciliani
ed era anche il candidato ufficiale della Dc.

A quel punto Leoluca Orlando sparì dalla Sicilia rifugiandosi nell’Italia dei Valori per un decennio. Divenne anche il portavoce nazionale del partito fino a quando, chiaramente, non lo spaccò. A Di Pietro rimasero soltanto i valori, i voti si disperdettero.

Nel frattempo però, nel 2012, tornò alla carica per la poltrona di primo cittadino di Palermo. Dopo aver perso le primarie contro chiunque, rinacque dalle ceneri dei brogli, suo intramontabile cavallo di battaglia. Si candidò solo contro tutti. I palermitani, disabituati all’uso della memoria ed alla comprensione dell’aramaico, si convinsero ancora una volta e gli regalarono un risultato plebiscitario. Divenne per la quarta volta ” ‘U Sinnacu ri Paliermo”.

William Galt, Leoluca OrlandoSubito dopo, come dicevo, ruppe tra le polemiche il sodalizio con Tonino Di Pietro. Fondò il “Movimento 139” a cui aderirono 22 persone e tutte per sbaglio. Erano cittadini della zona Acquasanta-Via dei Cantieri, convinti che si firmasse una petizione per incrementare le vetture “139” dell’Amat, l’azienda municipale dei trasporti, che servono la zona.

E siamo alla conclusione di questa biografia non autorizzata, nonché a metá di questa quarta sindacatura. Dell’Orlando Quarto ricorderemo veramente poco se non il fatto di aver delegato di tutte le responsabilità amministrative alla Presidenza della Regione Siciliana, organo di cui si fa costantemente scudo. Una poltrona quella, che brama e disprezza allo stesso tempo. In poche parole negli ultimi anni ha affinato la “tecnica dello sbattimento dei piedi”, un po’ come il suo avo l’Orlando Furioso, eroe dell’opera dei pupi.

E siamo ad oggi quando non ho ancora capito se, visto anche il risultato dei renziani,  abbia aderito al Partito Democratico. Per avere certezza della cosa attendevo anche le dimissioni di Ferrandelli (cliccateli i link che metto), che ovviamente non sono arrivate

In definitiva, qualsiasi cosa accadrà in futuro, ci ricorderemo sempre di Orlando, soprattutto per i capelli al catrame, le camicie azzurre sudate, i suoi “bululà” come intercalare alle interviste (ascoltatene una per capire), le “borsocchiaie” e per il fatto che non esistono sue fotografie a colori già dal 1972.

Insomma chi vivrà, lo vedrà. Ancora.

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