Diario S1 G13. Finalmente calcio: l’ “amico” Acquadimare

Ciunga ciunga ciù
ciunga ciunga ciù
la la la la la
la la la la (Gianni Morandi – Andavo a 100 all’ora)

Aaaaaa finalmente è tornato il calcio in tv. Sono cominciati i mondiali brasiliani di questa estate duemilaquattordici.

AcquadimareA dire il vero non sono più un fanatico, passati i 18 anni ho perso l’amore morboso per il pallone.

Ma lo sento ancora; il pallone è una componente fondamentale della mia esistenza. Sarà perché la mia infanzia fu accompagnata dai mondiali del 1982, sarà perché negli anni ’80 e ’90 ho visto giocare i migliori calciatori del mondo, sarà come sarà, c’è sempre una storia di calcio che sento mia.

Potrei raccontare centinaia di storie di pallone, oggi però, vista la notizia che ha colpito i tifosi genovesi di sponda sampdoriana, cioè la cessione della società al produttore dei film hard di Tinto Brass, vorrei raccontare un episodio dei tempi delle medie, legato chiaramente alla Sampdoria; quella di Ben Acquadimare che è stato il mio storico compagno di banco.

Attenzione: lo era solo nei periodi in cui non mi sedevo accanto ad una delle ragazze della classe.

Il nome utilizzato è inventato, anche perché il nostro rapporto si interruppe bruscamente intorno ai miei 17 anni, quando decise che doveva accoltellarmi.

Non capii mai perché. Magari un giorno approfondiremo.

Acquadimare, nacque a Palermo verso la fine degli anni 70, era un già ripetente delle medie, per lui due anni di prima, poi cambiò scuola. Ci fece incontrare il mio passaggio alla “G. Celeste“. L’inizio non fu dei migliori, ero il secchione con la faccia da secchione arrivato dai quartieri buoni, lui il ragazzo dalla tuta acetata verde. L’amore per il pallone ci avvicinò, lui era l’attaccante basso e rapido, io il centravanti dai piedi buoni. Fondammo anche una piccola società sportiva raccattando i più grandi pipponi che conoscevamo. Nonostante tutto, la nostra armata brancaleone diventò una squadra vincente. Miracoli dello sport.

Chi era Acquadimare? Si presentò ai miei occhi con un aspetto da “ragazzo” di mezz’età. Mezza statura, capello brizzolato sempre con la “scrima” verso destra. Era sempre minaccioso lo sguardo magnetico. La pancia flaccida da impiegato I.N.P.S. sempre sopra la cinta dei pantaloni. Mi colpì moltissimo il suo dente inclinato a forma di mandorla. Il suo punto di forza era sicuramente il sorriso: trentadue denti perfettamente disallineati, armonia alternata di un ghigno forzato; canino-incisivo-molare (verde militare)-canino, praticamente le canne di un organo. Aveva 15 anni, io 12, un timbro di voce ruvido e “graffiante”. Invidiavo tantissimo il suo pomo d’ adamo in bella vista.

L’abbigliamento era semplice ed essenziale, quasi una divisa. Pantalone a jeans, maglietta taroccata nike, giubottino jeans di tre taglie più grande. Due colorazioni; nero o jeans classico. Ai piedi, le grandi marche mercatino. Portava gli occhiali. Inamovibili! Sempre sul naso, pure per dormire.

Uomo di profonda cultura; per sua stessa ammissione seppi che frequentava i milieux preferiti dalle èlites palermitane: “grattini”, estorsori, calciatori di terza categoria, venditori ambulanti. Esperto di ippica, tifoso del Napoli, amante della “vera” canzone partenopea, mi regalò una musicassetta duplicata di Franco Staco che ancora conservo da qualche parte (questo potrebbe non essere vero).

Fu così che quell’uomo mi colpì. Era all’opposto degli altri compagni di classe, forse dell’intera umanità fino ad allora da me conosciuta. Mi volli avvicinare a lui dopo l’episodio sui blucerchiati che adesso vi racconto.

Eravamo nel mezzo di un test conoscitivo, la professoressa ci consegnò una trentina di domande a risposta multipla; cultura generale elementare.

Acquadimare era ferratatissimo in geografia. Il Napoli di quegli anni frequentava i salotti Uefa e lui conosceva quasi tutte le capitali europee financo i grandi capoluoghi italiani.

Diede lettura quando ad un tratto si fermò; si guardò intorno e cercò di arrivare con lo sguardo alla cartina sulla parete.

“Ci vedeva male da lontano”.

La domanda sul test era “complicata”: elenca i capoluoghi di provincia che conosci.

Cominciò a scrivere; ‘Napoli, Roma, Bari, Milan…’

Poi però non resistette e alzò la mano:

‘Professorè: ma a Sampdoria puru c’è?’ (Professoressa: ma la Sampdoria è anch’essa capoluogo?)

Che sfortuna ebbe Acquadimare. In quegli anni la squadra forte di Genova era la Sampdoria di Boškov. In tv ed alla radio si parlava soltanto della Sampdoria, quella della fortissima coppia Vialli – Mancini, finalista di Coppa dei Campioni.

Ben fu colpito come uno schiaffo da una fragorosa risata. Ed io, “m’innamorai perdutamente”.

Note per i meno attenti: 

La capigliatura con la scrima è quella con la riga di lato. I grattini non sono quelli sulla schiena bensì giovani delinquentelli dediti al furto.

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