Diario S1 G2. Festa della Repubblica (disoccupata)

Diario S1 G2. Festa della Repubblica (disoccupata)

Oggi è la festa della Repubblica Italiana. E’ il 2 giugno, ma io c’ho poco da festeggiare. Penso pure voi

Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere
di gente infame, che non sa cos’è il pudore,
si credono potenti e gli va bene quello che fanno;
e tutto gli appartiene.
Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni!
Questo paese è devastato dal dolore… (Franco Battiato – Povera Patria)

Festa della repubblicaOh mio dio! Sono già alla terza cocacola. Ti prego penna, non è il caso.

E’ la festa della Repubblica Italiana il 2 giugno, ma io c’ho poco da festeggiare.

Sia chiaro: non è che non mi senta italiano, anzi, si allontani da me questo “va pensiero“. Al momento però è un duro sforzo di fantasia. Sentirmi orgoglioso di questa Repubblica che, per sua Costituzione (senza hashtag), si fonda sul lavoro e che nella realtà si regge soltanto sulle pensioni dei nostri padri (che paghiamo noi) è un insulto alla mia generazione.

Se fossi un costituente renziano riscriverei “l’articolo 1” modificandolo da: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro” in “L’Italia è una Repubblica disoccupata, fondata sul lavoro di qualcuno che adesso è pure andato in pensione”.

Questa, lo dico con profonda amarezza, è una nazione che non garantisce i suoi cittadini, non li tutela con l’accesso al credito bancario, che non li sostiene con politiche di welfare adeguate, che non permette a chi, come me, sogna una “disoccupazione” serena.

Sì, serena, non è che non voglia lavorare per diletto o per scrivere queste pagine. Ma risulta insostenibile il fatto che non si presentino occasioni di alcun genere o che tutte le opportunità di “auto-impiego” ed autofinanziamento sia riservate a chi i soldi li ha già. Questo è un paese che tutela soltanto chi ha garanzie. Non ha molto senso, il mondo si evolve sulle idee, non sul consolidato.

Ecco, ora non vorrei che questa pagina venisse presa per la solita retorica populista, come ho già detto non sono iscritto al PD. Non ho nemmeno la “capacità” d’esserlo. E’ uno sfogo verso una classe dirigente che ignora il malessere di chi vorrebbe avere ancora una dignità. Questo è il mio appello urgente ad una politica logorroica ed incapace di rivedere i suoi confini.

L’intellighenzia italiana la smetta di firmare petizioni ed appelli per “scappellamenti a destra come se fosse Antani” e si soffermi a discutere. Di cosa? Ad esempio potremmo parlare l’ormai famoso reddito di base o di cittadinanza. Fermi tutti, non sono neanche un grillino. Sono un cittadino che non vuole pensare “che sfortuna non essere nato in Francia, Germania, Inghilterra…etc etc”

Siamo ancora una Nazione!!!

Dobbiamo provare vergogna per il 10% della popolazione che si vede negato il diritto all’esistenza e per il resto a cui viene tolto il diritto alla “normalità”.

Mi fa specie, proprio oggi, pensare che l’unica cosa che ci fa sentire italiani, oltre alla nazionale di calcio, siano le buste listate a lutto che ci sollecitano a pagare tasse ed interessi per i servizi di qualcun altro.

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