Diario di un disoccupato. Giorno 0. Riso coi fagioli

Il cielo,
la terra finisce e la comincia il cielo
Lo sguardo,
ed anche stasera fa pensare a te
Il cielo,
vicino e lontano vedo sempre il cielo
Ricordo, ricordo
lo stesso colore in fondo agli occhi tuoi
Si può volare oltre le nuvole,
ma, ma sempre in alto tu lo vedrai (Lucio Dalla – Il Cielo)

riso coi fagioliNon è mai facile raccontarsi scrivendo un diario aperto. E ancor di più adesso, che la mia mente è un ostacolo, un limite. Un contenitore di pensieri da elaborare, colmo fino a scoppiare.

E’ così; sono giorni questi, che passano senza lasciare traccia. Vivo di tristezza e sconforto, di disoccupazione forzata e risposte che tardano ad arrivare.

Per fortuna però c’è la memoria e quella, ancora, è una parte di me a cui voglio veramente bene.

Come fare allora? Cosa metterci in queste pagine? Come iniziare?

“Caro diario?”

No, dai, è troppo abusato.

“Amico caro”… No no, troppo Razzi (il Sen. di Forza Italia).

Boh, vabbè lo vedrò dopo. Magari un giorno troverò le parole giuste per correggerlo (cosa che ho appena fatto per la quarta volta).

Oggi, forse perché in preda al digiuno, ho deciso di porre fine ai tormenti dei pensieri, chiusi, dannati alla continua ricerca di una libertà. Il diario di un disoccupato sarà un percorso, un sentimento operaio sui cui far scorrere le parole che in qualche modo non riesco ad esprimere in modo completo.

Un foglio anonimo, vissuto con intima parsimonia e quando necessario con spietata sincerità.

Non avevo mai pensato ad un diario, l’ho sempre considerato l’arma perfetta per un ricatto. Ma alla fine? Chi se ne fotte? Anzi, se l’avessi scoperto ai tempi della scuola avrei potuto raccontargli i miei tormenti per quelle compagne che non mi cacavano. Mi sarei sfogato (non pensate male bastardi).

Ecco, il diario è così. Un memo che funziona più o meno come le tacche sul muro di un carcerato, scavate per contare i giorni senza perderne la trama.

A questo punto penso sia arrivata l’ora di pranzo. Che senso avrebbe cominciare una nuova giornata col piede sbagliato, sono già disoccupato: senza lavoro sì, ma senza “manciere picchì”?!?

Sono sveglio dalle due, le quattordici. Ho superato l’ennesima notte insonne regalandola  alle serie tv, l’ultima passione da nerd che m’ha contagiato.

Earl - Diario di un disoccupatoA darmi la scossa c’hanno pensato le “cucine” di casa.

“Sono le 2! Alzati.”

Col rimprovero è arrivata anche la proposta del pranzo: riso con fagioli. Non è proprio allettante per un risveglio “mattutino”. Manco Bud Spencer avrebbe fatto colazione coi fagioli. Figurati io.

Sono ormai le 17, ci ho messo quasi tre ore (e ripetute correzioni) per scrivere questa premessa. La fame comincia a sovrastare ad invadere qualsiasi ulteriore pensiero. Esco. Vado alla ricerca di qualcosa che non sia rumoroso, dentro e fuori dal corpo.

Almeno ci provo.

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